Cambio casa!

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Vado in ferie

Vado a riposarmi, chiudo per ferie.

 

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Sembrava vento nuovo invece è afa profonda

Non è cambiato niente in questo fine giugno. Con i referendum sembra ci fosse vento nuovo, invece c’è afa profonda. Forse qualche focolaio di contestazione a Napoli o a Parma o in Val di Susa, ma in generale siamo tornati ai primi di maggio. Forse il cambiamento si legge meglio nella politica, che cerca di compiacere l’elettorato stanco con qualche manovra, da attuare in pieno l’anno prossimo o quello dopo. La tecnica dello spostamento: si posticipa sempre più in avanti, tanto si sa che alle prossime elezioni lo scontento della gente sarà evidente. Questa maggioranza non sarà rieletta, lo spero vivamente. Ma non avrà attuato alcuna riforma per rilanciare l’economia Italia. Si sarà ingrassata, avrà fatto soldi a spese nostre. E noi diventeremo come la Grecia? Chiediamocelo e forse ritornerà il vento del cambiamento.

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E la fune si spezzò. Un monito per la Lega?

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I leghisti sono caduti  a gambe all’aria, un paio si sono fratturati le ossa nel tiro alla fune a cavallo del Ticino. Bossi ha detto che è un avviso per B. Io invece penso che sia un monito per la Lega. A forza di tirare la corda si spezza  e Lega, divisa a metà, cade nel fiume spezzandosi le ossa. Direi che per quello che è successo con i referendum è più probabile la mia interpretazione, anche vedendo tutto il caos che ormai sta divorando la maggioranza fra scandali, dimissioni e avvisi. Speriamo bene!

 

 

 

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La trama di un giallo

Personaggi: vari maggiorenti della nazione avvicinati da un tale che oggi non conosce nessuno, ma fino a ieri tirava le fila delle nomine, degli affari e dei media; manca il Grande Vecchio, colui che tutto muove.

Antagonisti: alcuni giudici che presto saranno zittiti perché hanno usato intercettazioni telefoniche che saranno sospese.

Location: uffici, ministeri, sedi Rai, Vaticano, banche e qualsiasi posto adatti a traffici legali o meno.

Scopi: sovvertire l’ordine democratico di una intera nazione, per difendere gli interessi di uno solo. Si prosegue lasciando morire una città  attraversi i suoi rifiuti (Napoli)e si continua facendo morire l’economia di una nazione ( L’Italia) rea di non aver accettato questo stato di cose.

La trama di un thriller, con intercettazioni telefoniche, conversazioni di affaristi e manipolatori, di personaggi politici sempre più meschini, il grande capo che tutto muove e che nessuno riesce a buttare giù. Io un giallo così, ci scapperà anche il morto prima o poi, non lo leggo nemmeno, perché fin dalla prima riga mi sembra un già letto. Non è un giallo, non è uno spy story, non un thriller, è solo e banalmente una storia italiana. Dio salvi la regina, per noi, forse è già troppo tardi!

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Il ministro nervoso che offende.

Un ministro offende di nuovo i lavoratori,  in questo caso precari , senza nemmeno ascoltare quello che hanno da dire. Per presa di posizione, per paura io credo. Non sa più che dire, che inventarsi per affrontare le domande della gente. Il famoso popolo sovrano è diventato insopportabile, il popolo che si reca ai seggi, nonostante le prove per depistare  il voto, è un nemico da evitare. Scappando. Non è un bel vedere, anche a essere di destra o leghista.

Perché non tutti i precari sono di sinistra, né tutti gli elettori sono di sinistra. Ma sono trasversali. Anche gli internauti. Io ci penserei su prima di offendere. D’altra parte sono questi ministri la peggiore Italia.

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La gioia della condivisione

Sono contenta, come molti penso. Scoprire che 24 milioni e passa di italiani sono andati a votare per i referendum quasi mi commuove. Ora mi guardo intorno con più serenità: fra le persone che incontro ce ne sono molte che hanno votato, quasi sei su dieci.  Non è che con questo la delinquenza è stata debellata, ma un certo isolamento è stato superato. Da vent’anni viviamo in una capsula spaziale, con dentro nani  e ballerine vuoti e discinti, lontani anni luce dalla condivisione. O meglio la condivisione c’è, ma sulle cose concrete: la palestra, la play station, le lunghe colonne per andare al mare. Mai una contestazione, mai un dubbio, mai una presa di posizione importante per temi che ci riguardano tutti: l’onestà, l’uguaglianza davanti alla legge, il rispetto delle regole della convivenza. Per vent’anni siamo stati indottrinati alla sudditanza muta e cieca, e ci hanno detto che il privato è privato, anzi privatissimo, che si può non pagare le tasse, che non ci sono regole da rispettare nel paese di bengodi. Invece ci si accorge che in ogni società ci vogliono delle leggi uguali per tutti, che il denaro manca e quindi le tasse vanno pagate, altrimenti non ci sono i servizi.  Non ci divertiamo più a vedere i nani e le ballerine fare capriole a pagamento. Questo cambiamento non nasce solo dalla crisi, ma dalla consapevolezza. Come si fa a pensare che la legge non è uguale per tutti? Come si può accettare di vedere i ricchi tutelati, vedi lo scudo fiscale se poi a te, povero cristo l’Equitalia per multe non pagate ti ipoteca la casa? La bolla si è rotta, il popolo si è svegliato e ha buttato la mela avvelenata della tv. Ora si sa che la manipolazione delle informazioni è massiccia e cerca di far apparire il popolo come una massa di senza cervello o “imbecilli” incapaci di ragionare da soli. Ebbene abbiamo trovato l’antidoto: condividere e perseverare insieme fino al raggiungimento degli obiettivi, come una volta. La gioia è molta e spero continui. Grazie Italia! I motivi dei referendum erano veramente importanti, sono serviti da catalizzatore della protesta. Ora ci si deve impegnare per tenere controllati i politici, ed evitare che manipolino ancora la realtà. Ho molta fiducia nei giovani, mi fido  nella loro capacità di controllo nella rete e fuori.

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